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11/07/2017
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Articolo scritto da Laurent Allard


Il Cloud è il futuro. Ma qual è il futuro del Cloud? (Episodio 1)


Episodio 1: chi sono gli utenti Cloud sotto la lente di ingrandimento? Quali sono le loro esigenze? Quali sfide affronteranno negli anni a venire?



Avete notato il movimento di massa verso il Cloud? Il Cloud oggi è mainstream. Proprio come è accaduto con “internet”, anche la parola “cloud” sta per perdere la lettera maiuscola (1), segno evidente che il suo utilizzo è ormai entrato nel linguaggio comune. I numeri ne sono una prova. Secondo uno studio di IDC (2), oggi il 68% delle aziende ha adottato il Cloud e un terzo di esse afferma di avere una strategia matura in questo ambito. Nessuna sorpresa, considerando che il 92% dei partecipanti al sondaggio di SolarWinds (3) è convinto che il Cloud sia una delle chiavi del proprio successo nel lungo periodo!






I 5 profili tipo dell’utente Cloud e le rispettive sfide


Le aziende che migrano verso il Cloud non partono tutte dalla stessa posizione. Questa disparità genera una vera e propria diversità delle sfide, sia per gli utenti sia per i Cloud provider come OVH. In questa serie di articoli che tracciano il ritratto del cloud del futuro, osserviamo più da vicino i diversi profili utente e le sfide che si trovano a fronteggiare.



“Web hosting user”


In primo luogo, ci sono gli utenti storici dei servizi di Web hosting. Il Web hosting è stato uno di primi servizi offerti da OVH all’inizio degli anni 2000.

Il mercato di riferimento è di grandi dimensioni e attualmente sta vivendo un rallentamento del 10%, al contrario del settore IaaS e PaaS che invece registra una crescita del 30%. Questo scarto storico testimonia il passaggio degli utenti verso tecnologie cloud IaaS/PaaS native o verso tecnologie SaaS Web di livello superiore, come il CMSaaS (Content Management as a Services).

Da parte loro, i provider si trovano a far fronte a operazioni di migrazione importanti per trasferire le piattaforme obsolete verso le tecnologie più moderne, con conseguenti problemi di continuità del servizio e volumi notevoli - la sola infrastruttura web hosting di OVH ospita 18 milioni di applicazioni Web con 4 milioni di domini gestiti. OVH aveva anticipato questo cambiamento puntando nella direzione del Cloud a partire dalla fine degli anni 2000 e diversificando le offerte di conseguenza. Coloro che invece sono rimasti concentrati sul mercato del Web hosting sono destinati a diventare niche player… o a far evolvere rapidamente il proprio core business verso servizi professionali con un valore aggiunto maggiore.



“Selective/tactical IaaS adopter”


La seconda popolazione di utenti Cloud è apparsa verso la metà degli anni 2000 ed è costituita dai selective/tactical IaaS adopter. Sono utenti che esternalizzano la propria infrastruttura solo in parte. Si tratta di quella parte che si ritiene abbiao un valore aggiunto minore: backup, storage (è così che ha iniziato AWS), desktop virtuali, email... Questo dà vita al XaaS (anything as a service), una delle principali cause del Shadow IT nelle aziende. Abbiamo assistito alla comparsa di una moltitudine di soluzioni, ciascuna in risposta a un’esigenza specifica non sempre soddisfatta dai team interni. Ben presto i responsabili IT si sono resi conto che la frammentazione dell’infrastruttura tra più provider indeboliva i propri sistemi, accrescendo le problematiche di sicurezza, conformità e controllo dei costi.

La richiesta di XaaS è ancora molto forte, ma adesso le aziende cercano di consolidare e razionalizzare questa parte dell’IT che era sfuggita al loro controllo, raggruppando i servizi presso un unico provider che propone un’offerta generalista. Un’offerta completa che OVH ha costruito nel corso degli anni, grazie agli investimenti nei suoi datacenter e nella sua rete mondiale in fibra, ma anche alle sue competenze in ambito IaaS che hanno permesso di democratizzare servizi come lo storage as a service, il piano di Disater Recovery (DRP) on demand o ancora i desktop virtuali.

I tactical/selective adopter rappresentano per i provider un segmento di mercato interessante, un punto di ingresso per una migrazione completa al Cloud. Le priorità delle aziende si concentrano attualmente sull’hosting di applicazioni, database (DBaaS) e storage di dati caldi e freddi.



“Startup e digital native”


Il terzo profilo di utenti è composto dalle startup, che per definizione non possiedono legacy, (ovvero le applicazioni esistenti, in uso su infrastrutture di proprietà e spesso obsolete. I digital native, invece, partono da un foglio bianco e considerano l’avvio di un progetto nel Cloud come l'unica soluzione possibile. Queste giovani aziende ricorrono al cloud per sviluppare le proprie idee, implementare i servizi e crescere rapidamente.

In questo modo possono concentrarsi sulle innovazioni da offrire a propri utenti e clienti. Una volta raggiunto il successo, cercano di controllare meglio i costi della propria infrastruttura e migliorare il proprio business model. In molti realizzano che i Cloud provider americani che inizialmente li avevano convinti offrono, in realtà, costi difficilmente prevedibili, che possono lievitare considerevolmente. Questo è il motivo per il quale, ad esempio, nel 2016 Dropbox ha lasciato il cloud AWS preferendo un’infrastruttura gestita in proprio per un “risparmio sostanziale” (4) (all’epoca, OVH non possedeva ancora infrastrutture Cloud negli Stati Uniti da proporre come alternativa per il mercato americano).

I servizi Cloud cloud sono tutti uguali. Il Public Cloud per natura è un’infrastruttura multi-tenant, cioè con risorse fisiche condivise da più clienti, e non costituisce necessariamente la soluzione migliore nelle singole fasi di maturità di un progetto. Nella fase iniziale, un progetto richiede una soluzione fortemente scalabile con investimenti contenuti - o addirittura inesistenti - per ridurre al minimo il time to market. Una volta raggiunto un certo grado di maturità, potrebbe essere più efficace l’evoluzione evolvere verso un servizio come un hosted Private Cloud, con risorse totalmente dedicate all’utente (single-tenant). Una soluzione di questo tipo potrebbe essere utile sia per gestire i costi, tramite una strategia di consolidamento che può includere anche servizi dedicati, sia per rispondere al meglio alle esigenze di conformità degli utenti. Siamo convinti che sia necessario offrire diversi tipi di Cloud e non una soluzione unica. E abbiamo constatato che le infrastrutture più intelligenti combinano i diversi tipi di risorse Cloud. Ecco perché, dal 2009, OVH ha sviluppato un servizio di rack virtuale (vRack) che permette di isolarsi dagli altri utenti e interconnettere tramite una rete privata server dedicati, Private Cloud e istanze Public Cloud. Un’offerta unica sul mercato, che convince al tempo stesso i ‘digital native’ e gli utenti che decidono di migrare le proprie infrastrutture legacy.

Il segmento ‘digital native’ oggi è in forte crescita in Francia, in Europa e nel mondo. Tra queste startup si trovano gli unicorni di domani, i GAFAM europei. Proprio per incoraggiarli e offrire loro un aiuto concreto per la creazione del loro prototipo e lo sviluppo della loro soluzione, OVH ha lanciato alla fine del 2015 il programma di accompagnamento delle startup, il Digital Launch Pad, che oggi sostiene già ben 800 startup in 45 Paesi.



“Cloud migrant”


Subito dopo vengono i “cloud migrant”, cioè le aziende con infrastrutture IT basate ancora principalmente su un legacy per cui spesso hanno effettuato cospicui investimenti. Queste aziende - di piccole, medie e grandi dimensioni - hanno preso coscienza della necessità di migrare nel Cloud. Sicuramente per ragioni di costo, ma anche per ridurre il deficit di agility che accusano di fronte alle startup che si insinuano nel loro settore di attività e le minacciano.

Naturalmente l’IT non è l’unico motivo di questo tipo di cambiamento: quando una startup riesce a imporsi in segmenti di mercato a discapito dei leader storici – in ambito bancario, dei trasporti, della sanità... – è spesso grazie a un’idea innovativa, una risposta inedita alle esigenze degli utenti, un business model in contrasto con quelli standard. Svincolarsi dall’IT ‘tradizionale’ per esternalizzare nel Cloud permette a queste giovani aziende di crescere rapidamente, mentre le aziende già avviate vengono ostacolate dai loro sistemi legacy. È per questo che la ricerca di agility, in particolare l’accelerazione del time to market grazie alla rapida implementazione di nuove risorse, è in cima alla lista delle motivazioni per cui le aziende migrano verso il Cloud, davanti persino alla riduzione dei costi! Vi sono però degli ostacoli. Se i timori sulla sicurezza del cloud sono ormai in gran parte superati, oggi è la paura di non avere le competenze adeguate a rallentarne l’adozione. Solo il 27% dei partecipanti al sondaggio di SolarWinds (3), infatti, afferma di avere le competenze per effettuare la migrazione al Cloud e gestire un ambiente ibrido, combinando legacy e Cloud esterno.

Per fortuna a tutto c’è un rimedio. I “cloud migrant“ rappresentano un enorme bacino di crescita per il mercato IaaS: i provider e i SSII lavorano insieme per accompagnare la loro migrazione al Cloud e dotare queste aziende delle competenze necessarie per gestire un ambiente ibrido complesso. È in questo contesto che si inserisce l’acquisizione recente da parte di OVH di vCloud Air, la cui tecnologia ibrida consente di migrare a caldo le macchine virtuali da un datacenter a un altro, senza interruzioni di servizio e conservando i propri indirizzi IP!



“SaaS editor”


Infine ci sono le software house che hanno imboccato la direzione del SaaS, anticipandolo… o subendolo. Gli editor conoscono una profonda mutazione del proprio modello economico: il passaggio da un modello basato sulla vendita delle licenze a uno basato sull’abbonamento e/o sulla fatturazione a consumo. Ma la rivoluzione tecnologica che devono compiere per integrare l’universo standard del Cloud, dopo aver operato a lungo on premise, è altrettanto grande. Non devono solo costruire piattaforme tecnologiche per implementare le proprie applicazioni, ma anche ripartire queste infrastrutture per disporre di una presenza globale che assicuri performance ottimali a tutti gli utenti, in ogni parte del mondo.

Questo costringe gli editor a gestire le legislazioni delle diverse aree geografiche in cui operano, per garantire la sicurezza dei dati dei propri clienti. Ad esempio, non costringendo gli utenti europei ad avere dati localizzati negli Stati Uniti e quindi vincolati al Patriot Act. Un altro rischio latente è la semplificazione delle soluzioni SaaS all’interno di Mega MarketPlace che controllano la relazione con il cliente e trasformano i servizi SaaS in semplici commodity.

L’analisi delle varie tipologie di utenti ci aiuta a ripercorrere anche la storia del Cloud. Una storia recente ma già incredibilmente ricca grazie all’evoluzione così rapida delle tecnologie. Il prossimo appuntamento con questi approfondimenti è tra qualche settimana, per ricordare le possibili sinergie tra gli attori IaaS e PaaS e il consolidamento del mercato IaaS, in cui in cui potrebbero emergere i leader mondiali di domani. Continua...



Note:


(1) "Should you capitalize the word "Internet"?", di Katherine Connor Martin, Oxford Dictionaries

(2) Fonte: IDC survey of 6,100 organisations in 31 countries, released today, indicates, with 68 per cent of respondents using public, private or hybrid cloud in their IT mix. This is a 60 per cent jump from 42 per cent of respondents doing cloud in 2015. Consulta il report completo.

(3) Fonte: IT Trends Report 2016: The Hybrid Evolution, SolarWinds.

(4) "The epic story of Dropbox’s exodus from the Amazon cloud empire”, di Cade Metz su wired.com, 15 marzo 2016.