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16/05/2017
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Articolo scritto da Hugo Bonnaffé & Guillaume Gilbert


OVH scala la classifica Cloud Spectator 2017 e si aggiudica il 1° posto in Europa, davanti ai leader americani del settore


All’esordio nella Top 10 dei provider Public Cloud, OVH scala la vetta della classifica posizionandosi al 1° posto in Europa e al 2° in Nord America, superando anche i più importanti player americani. Un risultato che consacra un modello di Public Cloud che non scende a compromessi in termini di performance e competitività delle tariffe.









Con sede a Boston, Cloud Spectator è un’agenzia americana specializzata nello studio comparativo delle offerte Cloud. Recentemente ha pubblicato la sua Top 10 annuale dei provider Public Cloud Infrastructure as a Service (IaaS) che offrono il miglior rapporto performance/prezzo. A ogni provider è stato attribuito un punteggio (CloudSpecs Value Score) analizzando, per 4 tipologie di server virtuali, le performance e la stabilità di CPU, spazio di storage e memoria. In questo modo, è stato possibile misurare il reale valore delle istanze per l’utente.







Con un posizionamento in testa alla classifica europea e al secondo posto in Nord America, il Public Cloud OVH ha avuto la meglio su grandi nomi del Cloud americano quali Rackspace, Google, Microsoft Azure, Digital Ocean e AWS. OVH ha dimostrato così che l‘offerta Public Cloud rappresenta ben più di una semplice alternativa, sia dal punto di vista delle prestazioni, e della loro bassa variabilità nel tempo, che delle tariffe applicate. Un tour de force che trova spiegazione nel business model iconoclasta di OVH, che combina innovazioni tecnologiche come il raffreddamento liquido dei server - che consente al gruppo di eliminare la climatizzazione nei propri datacenter - a una strategia di integrazione verticale che permette di gestire l’intera catena del valore, dalla progettazione dei datacenter all’assemblaggio dei server, passando per il supporto.







Le offerte Cloud non sono tutte uguali!


Cloud Spectator mira ad apportare una maggiore trasparenza nel mercato del Cloud, per poter guidare le aziende nella scelta del proprio provider IaaS. La classifica mette in luce "forti disparità tra i diversi attori in termini di prezzo, performance e stabilità", fa notare Kenny Li, CEO di Cloud Spectator, al punto che Cloud Spectator esorta gli utenti a non prendere in considerazione solo il prezzo unitario ma anche le performance, che influiscono sul dimensionamento dell’infrastruttura e quindi sul suo costo globale, che può sfuggire al controllo.

L’ottimo posizionamento di OVH nella classifica di Cloud Spectator è il risultato di una differenza sostanziale nella concezione stessa della sua offerta Public Cloud e delle istanze High Availability (HA). L’utente usufruisce del 100% delle risorse per il 100% del tempo, mentre l’offerta degli altri provider si fonda su calcoli molto diversi. "I player più noti cercano di massimizzare la redditività delle proprie infrastrutture, partendo dalla considerazione che gli utenti non utilizzano mai il 100% delle risorse a propria disposizione", commenta Pierre Ourdouillé, Lead Tech Cloud Public. "Vendono quindi più risorse di quelle effettivamente disponibili sui server fisici che ospitano le macchine virtuali. Risultato: per l’80% del tempo, l’utente non ha accesso al 100% delle risorse per cui paga. A volte ha a disposizione il 90% delle risorse, altre volte anche meno. Questa potrebbe diventare un’esperienza poco piacevole che prende il nome di "noisy neighbor effect". Una situazione del tutto legale, ma di cui sarebbe meglio essere a conoscenza a priori. È proprio questo l’aspetto messo in luce dal benchmark di Cloud Spectator".







Verificate voi stessi!


Come giustamente sottolineato da Cloud Spectator, la mancanza di benchmark standard e la molteplicità delle variabili da considerare rendono difficile comparare i servizi Cloud dei diversi provider. Bisogna inoltre ricordare che le prestazioni variano anche in base alla configurazione del servizio, delle opzioni scelte (in particolare in materia di storage) e del tipo di carico di lavoro considerato (funzione dell’applicazione in esecuzione sulla VM). La qualità del benchmark di Cloud Spectator è fuori discussione e offre una visione fedele del valore delle offerte, ma consigliamo comunque di testare le nostre infrastrutture con le proprie applicazioni per farsi un’idea precisa delle reali performance del nostro Public Cloud.

Il test è ancora più facile da realizzare in OVH, in quanto la nostra soluzione è interoperabile e totalmente reversibile. Un aspetto a nostro parere di fondamentale importanza e uno degli elementi decisivi che i benchmark non possono rivelare è che OVH utilizza, contribuisce ed espone le API OpenStack, assicurando la portabilità degli ambienti Cloud e un possibile funzionamento ibrido tra OVH e altri provider.

I test effettuati da Cloud Spectator sono stati eseguiti su macchine ospitate a Strasburgo, ma l’offerta Public Cloud OVH è disponibile anche nei datacenter di Gravelines (nel Nord della Francia) e Beauharnois (nei pressi di Montréal, in Canada). Inoltre, presto verrà proposta nei datacenter situati in Polonia, a Syndney e a Singapore e molte altre nuove aree geografiche (per maggiori informazioni sui nuovi datacenter OVH, clicca qui). In questo modo è possibile aumentare le performance della propria infrastruttura, avvicinandola il più possibile ai propri utenti per ridurre la latenza.



Maggiori informazioni:


Consulta lo studio completo di Cloud Spectator: 2017 TOP 10 European Cloud Providers - Europe report (Price-Performance Analysis of the Top 10 Public IaaS Vendors)




Su quali istanze Public Cloud OVH Cloud Spectator ha effettuato i suoi test?


Per ognuno dei 10 provider testati, Cloud Spectator ha eseguito i suoi calcoli su 4 tipi di VM: small VM, medium VM, large VM ed extra large VM.

Per OVH, i test sono stati eseguiti sui modelli B2-7, B2-15, B2-30 et B2-60, dotati di storage high availabilty e le cui istanze erano localizzate nel datacenter OVH di Strasburgo (SBG-3), in una posizione ideale per raggiungere gli utenti dell’Europa Centrale e Orientale.